L’intervista rilasciata dal Rettore Augello è un concentrato di tutto ciò che non dovrebbe dire o fare chi è stato chiamato a guidare uno dei più antichi atenei del Paese. In poche righe, Augello se la canta e se la suona, autoproclamandosi amministratore di qualità. In particolare, annuncia con enfasi la prossima ondata di assunzioni e progressioni di carriera: che – sembrerebbe – sono possibili oggi (e solo oggi, si badi bene) perché in cinque anni di mandato ha risparmiato. Tralasciamo che certi risparmi sono una perdita secca: Augello è come coloro che comprano le scarpe classiche al mercatino spendendo venti euro, per poi buttarle l’anno dopo. Il caso delle progressioni di carriera è significativo: blocco del turn-over e dei concorsi hanno interrotto le carriere di molti studiosi meritevoli (non a caso “promossi” dalla passata abilitazione scientifica nazionale). Promuovere rapidamente queste persone non solo avrebbe svelenito il clima nei dipartimenti, ma avrebbe anche comportato un guadagno in termini di ore di didattica, a fronte di un esborso minimo (100-200 euro al mese a persona in media). I ricercatori promossi ad associato avrebbero garantito tre volte le ore che (volontariamente per altro) fanno ora. Augello accusa gli avversari di non saper leggere i bilanci, ma forse lui non sa far di conto.

Non pago, e incurante di tutto il disagio emerso in ateneo in occasione della recente VQR (valutazione della qualità della ricerca), afferma anche che le assunzioni saranno possibili perché non si dovranno pagare gli arretrati per gli scatti di anzianità (giova ricordare che solo docenti e ricercatori si sono visti cancellare con un tratto di penna cinque anni di anzianità nel pubblico impiego). Augello mente, perché sa benissimo che nessuno si aspettava (o chiedeva) di ricevere arretrati. Si chiedeva (e si continua a chiedere) solo di essere trattati come tutti, e che i cinque anni di anzianità venissero riconosciuti. I soldi con i quali il Rettore dice di poter fare le assunzioni (che in verità poteva fare anche come prima, come è successo a Bologna ad esempio) sono i soldi che derivano dalla diminuzione di stipendio dei docenti (perché gli scatti non sono aumenti di stipendio, sono previsti dal contratto che ognuno di noi ha firmato quando è stato assunto). Quindi Augello dovrebbe dire grazie a noi tutti, che avendo perso in media in cinque anni il 10% del nostro potere d’acquisto, gli consentiamo oggi di promuovere o assumere. Non una parola spende questo Rettore sulle nostre istanze, sull’isolamento politico degli atenei, sul disinteresse nei confronti della ricerca che si fa nelle università. E’ chiaro che non gli interessano. Sa leggere i bilanci, lui, è un ottimo ragioniere. Peccato che un Rettore, e soprattutto un Rettore di ateneo non marginale, dovrebbe avere una visione politica. I governi tecnici hanno già causato abbastanza danni al Paese. Ora ne causano anche alla nostra università.

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