I docenti e i ricercatori dell’Ateneo di Pisa che si sono astenuti dalle procedure VQR 2011-2014 fino all’inserimento d’ufficio dei lavori di ricerca, messo in atto dalle strutture amministrative pur in presenza di esplicite diffide dei singoli docenti:
restano fermi nella denuncia dell’iniquo trattamento cui sono sottoposti i professori e i ricercatori universitari, che, soli tra tutte le categorie del pubblico impiego, non solo hanno subito il blocco degli scatti stipendiali nel quinquennio 2011- 2015, ma si sono visti negare il riconoscimento dell’anzianità maturata anche ai soli fini giuridici;
deprecano il perdurante sottofinanziamento dell’università italiana, dovuto al costante decremento del Fondo di finanziamento ordinario (FFO), ben al di sotto della media dei paesi OCSE. I livelli di finanziamento attuali mettono peraltro a serio rischio lo stesso funzionamento di numerose sedi e, per tutte, pregiudicano lo svolgimento delle normali attività di didattica e ricerca;
sottolineano il fatto che gli atenei hanno parzialmente compensato la diminuzione degli stanziamenti statali grazie al blocco del turn over e degli scatti stipendiali a cui sono stati sottoposti i docenti e i ricercatori;
osservano che a fronte dei sovra citati tagli al Fondo di finanziamento ordinario, alla surrettizia compressione degli stipendi e al sottofinanziamento della ricerca universitaria, il governo ha avviato un faraonico progetto di riconversione delle aree ex-EXPO, finanziato con ingenti fondi pubblici, che relega l’università pubblica in posizione del tutto marginale a tutto vantaggio di fondazioni e imprese private.

I docenti e i ricercatori di conseguenza:

  • rivendicano il ruolo centrale del sistema della formazione pubblica per il benessere e lo sviluppo economico del Paese, ruolo oggi seriamente compromesso dalle politiche restrittive attuate negli ultimi anni;
    auspicano che gli istituti rappresentativi della docenza ‒ primo tra tutti il Consiglio universitario nazionale (CUN) ‒ si facciano interpreti del forte disagio dell’Università italiana, riconquistando l’autorevolezza necessaria per concorrere alle scelte strategiche che la riguardano;
  • stigmatizzano il comportamento degli organi di governo di questo ateneo, che non si sono fatti portavoce con efficacia delle ragioni della protesta presso il MIUR e l’ANVUR;
  • ribadiscono la volontà di far valere le loro ragioni intraprendendo le azioni necessarie per il riconoscimento della dignità del ruolo docente, a partire dall’anzianità ad oggi negata.
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